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8 Luglio 2026Nel cuore di Luzon, l’isola principale delle Filippine, si trova uno dei vulcani più insidiosi del pianeta: il Taal.
Non stupisce per l’altezza, che è appena 311 metri sul livello del mare, ma per la sua architettura unica: un vulcano che sorge al centro di un lago, che a sua volta occupa il fondo di una caldera antica, generata da eruzioni pliniane di dimensioni colossali migliaia di anni fa.
Un “vulcano dentro il vulcano”, per usare un’espressione ormai entrata nel linguaggio divulgativo.
Negli ultimi mesi il Taal è tornato protagonista delle cronache: eruzioni freatomagmatiche ricorrenti, tremore vulcanico quasi quotidiano e un livello di allerta che, pur restando basso, non lascia spazio a facili rassicurazioni.

Inquadramento geologico
Il vulcano Taal fa parte di una catena di vulcani che costeggia il margine occidentale dell’isola di Luzon. Si sono formati per effetto della subduzione della Placca Eurasiatica al di sotto della Philippine Mobile Belt.
Il Lago Taal si trova all’interno di una caldera di 25–30 km, formatasi in seguito a eruzioni esplosive avvenute tra meno di 670 mila anni fa e un periodo compreso tra meno di 3.000 anni fa e il 1000 d.C..
Ciascuna di queste eruzioni ha generato estesi depositi di ignimbrite, giunti fino all’attuale Manila.
Attorno alla caldera si estende in ogni direzione un ampio scudo ignimbritico, composto dalle ignimbriti e da altri depositi di tefra risalenti a eventi preistorici. Dopo la formazione della caldera, eruzioni successive hanno dato origine a un’isola vulcanica all’interno della caldera stessa, nota come Isola del Vulcano. Questa isola, lunga 5 chilometri, copre una superficie di circa 23 km², con al centro il Cratere Principale, largo 2 chilometri, che ospita un unico lago craterico formatosi in seguito all’eruzione del 1911. L’isola è un duomo di risorgenza costituito da coni e crateri sovrapposti, dei quali ne sono stati identificati quarantasette: ventisei sono tuff cone (coni di tufo), cinque sono coni di scorie (cinder cone) e quattro sono maar.
Il Lago del Cratere Principale, sull’Isola del Vulcano, ospita una delle più grandi isole di “terzo ordine” al mondo (isole ricorsive). Questo lago contiene Vulcan Point, un piccolo isolotto roccioso al suo interno. Dopo l’eruzione del 2020, il Lago del Cratere Principale scomparve temporaneamente a causa dell’evento eruttivo, ma era già riformato entro marzo 2020 e, col tempo, si riempì nuovamente fino a rendere Vulcan Point di nuovo un’isola.
L’insediamento permanente sull’isola è vietato dal Philippine Institute of Volcanology and Seismology (PHIVOLCS), che ha dichiarato l’intera Isola del Vulcano come area ad alto rischio e Zona di Pericolo Permanente (PDZ). Nonostante gli avvertimenti, alcune persone sembrano continuare a risiedervi, principalmente custodi di gabbie per l’allevamento ittico.
Storia eruttiva del vulcano Taal
Dal 1572 a oggi sono state documentate decine di eruzioni, con una frequenza media di circa un evento significativo ogni undici anni: un ritmo che colloca il Taal tra i vulcani più attivi delle Filippine, insieme a Mayon e Kanlaon.
L’evento che ha segnato la memoria collettiva recente è l’eruzione del 12 gennaio 2020: un’esplosione freatomagmatica generò una colonna eruttiva alta 14 km, con fenomeni di fulminazione vulcanica all’interno della nube e ricadute di cenere bagnata che raggiunsero perfino Manila, a 70 km di distanza. Le autorità evacuarono circa 376.000 persone; si registrarono 39 vittime, in gran parte legate al mancato rispetto delle evacuazioni o a malori nei centri di accoglienza. L’aeroporto internazionale Ninoy Aquino rimase chiuso per giorni a causa della cenere in sospensione.
Da allora l’isola vulcanica è stata dichiarata Zona di Pericolo Permanente (Permanent Danger Zone) dal PHIVOLCS (Philippine Institute of Volcanology and Seismology), con divieto assoluto di accesso al Cratere Principale e all’area della frattura eruttiva Daang Kastila.
Lo stato di attività nel 2026
L’analisi dei bollettini PHIVOLCS relativi al 2026 mostra un vulcano in disordine persistente, mantenuto per tutto l’anno all’Alert Level 1 (su una scala da 0 a 5), ma con una sequenza fitta di eventi minori:
- A metà maggio il flusso di anidride solforosa (SO₂) misurato superava le 1.600 tonnellate al giorno, un valore elevato che indica il persistere di degassamento magmatico in profondità, accompagnato da diversi terremoti vulcanici giornalieri.
- Tra il 3 e il 10 giugno la rete sismica ha registrato periodi quotidiani di tremore vulcanico (da un minuto fino a oltre tre ore di durata) e fino a 11 terremoti vulcanici in un solo giorno; le emissioni di gas e vapore hanno raggiunto anche 1,5 km sopra l’orlo craterico.
- Diversi eventi freatomagmatici minori si sono susseguiti nel corso del mese: il 4, 5, 6 e ancora il 30 giugno, quando si sono verificate due eruzioni nello stesso giorno, con pennacchi di cenere e vapore che hanno raggiunto rispettivamente circa 450 e 1.200 metri sopra il cratere.
Il PHIVOLCS ribadisce in ogni bollettino un concetto chiave: l’Alert Level 1 non equivale a normalità. Indica uno stato di disordine vulcanico di basso livello, ma non esclude – anzi, prevede esplicitamente – la possibilità di esplosioni freatiche improvvise, ricadute di cenere minori e accumuli o improvvise emissioni di gas vulcanici potenzialmente letali, eventi che possono verificarsi senza preavviso significativo.
Perché un vulcano “piccolo” può essere così pericoloso
La chiave per comprendere la pericolosità del Taal non sta nelle sue dimensioni, ma nel meccanismo eruttivo dominante: le eruzioni freatomagmatiche, generate dal contatto esplosivo tra magma in risalita e le acque del lago craterico (o della falda acquifera sottostante).
Questo tipo di interazione produce esplosioni improvvise e difficili da prevedere con largo anticipo, anche quando il sistema magmatico profondo non mostra segnali di una risalita imminente su larga scala.
Si tratta dello stesso motivo per cui, nonostante l’altezza modesta dell’edificio vulcanico, l’intera Volcano Island resta interdetta al pubblico dal 2020: il rischio non è legato a un’eventuale colata lavica, ma a esplosioni localizzate, imprevedibili nel breve termine, che possono avvenire in qualunque punto del cratere e del suo intorno.
Monitoraggio e prospettive
Il PHIVOLCS gestisce attorno al Taal una rete di monitoraggio densa, che include sismometri, inclinometri, ricevitori GPS per il rilievo delle deformazioni del suolo, sensori per il flusso di SO₂ e misure periodiche di temperatura e composizione chimica del lago craterico. È proprio l’integrazione di questi dati – sismicità, geochimica dei gas, deformazione – a permettere di tenere sotto controllo un sistema che, storicamente, ha dimostrato di poter passare da un disordine di basso livello a un’eruzione significativa in tempi relativamente brevi.
Il messaggio delle autorità filippine resta coerente da anni: la domanda non è se il Taal tornerà a produrre un’eruzione di rilievo, ma quando. Fino ad allora, il vulcano continuerà a essere osservato giorno per giorno, con bollettini che si aggiornano quasi quotidianamente sul sito del PHIVOLCS.
Letture utili
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Domande frequenti
L’intera Volcano Island è una Zona di Pericolo Permanente dal 2020: l’accesso al Cratere Principale e alla frattura Daang Kastila è vietato. Restano possibili escursioni in barca sul lago, che permettono di osservare l’isola dall’acqua senza sbarcare.
È un’esplosione generata dal contatto violento tra magma caldo in risalita e acqua (di falda o di un lago craterico), che vaporizza istantaneamente producendo un’esplosione spesso improvvisa e di difficile previsione a breve termine.
Indica un disordine vulcanico di basso livello: attività sismica e/o geochimica sopra la norma, ma senza segnali che indichino un’eruzione maggiore imminente. Non equivale però a “nessun rischio”: esplosioni minori improvvise restano possibili.


