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Come si formano le foreste fossili e dove si trovano

Come si formano e dove si trovano le foreste fossili

Le foreste fossili sono dei giacimenti fossili davvero unici. Si formano in seguito a dei processi naturali che trasformano il legno in minerale.

Le foreste pietrificate sono molto importanti perché ci danno informazioni molto utili sulle forme di vita vegetali del passato.

Vediamo insieme quali sono i processi che formano le foreste fossili e dove queste si trovano, sia nel mondo che in Italia.

Come si formano le foreste fossili?

Una foresta si trasforma in una foresta fossile in seguito all’azione di alcuni processi naturali.

Il primo di questi processi è il seppellimento dei vegetali sotto una coltre di sedimenti fini (come argilla o limo. O entrambi, perché no!) o di cenere vulcanica. Quindi il seppellimento di una foresta può avvenire ad opera di una alluvione, responsabile del deposito di sedimenti fini, o di una eruzione vulcanica.

Si viene a creare così un ambiente privo di ossigeno (chiamato ambiente anossico), una condizione fondamentale perché così gli alberi non si decompongono velocemente poiché altri esseri viventi (batteri, funghi ed insetti) non si nutrono del legno.

Una volta protetto dagli agenti esterni, il legno va incontro a una lentissima trasformazione che lo tramuterà in un blocco durissimo che, con un po’ di fortuna, arriverà fino a noi. La cristallizzazione dei minerali trasforma il legno in pietra.

Il processo di fossilizzazione più comune in questi casi è la silicizzazione, in cui i cristalli di silicio si sostituiscono alle parti dure dell’albero, conservando intatta la loro forma.

Dove si trovano le foreste fossili?

Come abbiamo visto una foresta fossile è una foresta che si è conservata nel tempo grazie a particolari condizioni. 

Per riconoscere una foresta fossile, bisogna sapere che il legno fossile può sembrare simile al legno non pietrificato, ma ha un peso molto maggiore.

Inoltre, le foreste fossili si trovano in molte aree della Terra, soprattutto in antiche zone vulcaniche o dove ci sono depositi sedimentari.

In Grecia, nell‘Isola di Lesbo c’è una foresta fossile nata in seguito ad una grande eruzione vulcanica -avvenuta circa 20 milioni di anni fa – che seppellì sotto la sua lava l’ecosistema subtropicale dell’epoca.

In Arizona, negli Stati Uniti, c’è la Petrified Forest National Park mentre nello stato di New York la Gilboa Fossil Forest.

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Esemplari di tronchi pietrificati nella Petrified Forest National Park, Arizona (USA).

In Namibia invece c’è la Foresta Pietrificata di Khorixas.

In Ungheria, in una miniera a cielo aperto di carbone, a nord-est di Bükkábrány, è stato scoperto un gruppo di tronchi di cipresso ancora in posizione di vita, conservati con un diametro di circa 2-3 metri ed una altezza di circa 6 metri. Questi tronchi poggiano sul livello basale di sfruttamento della miniera

Le foreste fossili in Italia

La foresta fossile di Zuri-Soddì

La foresta pietrificata di Zuri-Soddì – chiamata anche foresta fantasma – si trova nella provincia di Oristano, in Sardegna.

Questa foresta fossile è formata da un giacimento di fossili di antiche piante risalente al periodo di transizione Chattiano-Aquitaniano (circa 25 milioni di anni fa).

Nel Miocene, l’emissione di ceneri, pomici e lapilli dei vicini vulcani investì la piana dove oggi si estende il lago Omodeo, le foreste presenti rimasero sommerse sotto uno spesso banco di materiali incoerenti.

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Tronchi pietrificati si Zuri-Soddì. Foto di Claudio Kalb.

La foresta fossile di Carrucana

La foresta pietrificata di “Carrucana” fa parte del Parco Paleobotanico dell’Anglona – che, oltre al comune di Martis, interessa Bulzi, Laerru e Perfugas – in provincia di Sassari, in Sardegna.

Si tratta dei resti di piante fossili del Miocene inferiore.

Venti milioni di anni fa – questa è l’età di questi meravigliosi alberi di pietra – un’eruzione vulcanica molto potente fece inabissare le foreste nei laghi circostanti che così, riempiti di cenere ricchissima di silicio, crearono il substrato perfetto per il processo di fossilizzazione.

foresta fossile di Carrucana
La foresta fossile di “Carrucana”. Foto di Lucrezia Fraschini (licensa CC BY-SA 4.0)

La foresta fossile di Dunarobba

La foresta fossile di Dunarobba si trova in località Casaccia, a poca distanza da Avigliano Umbro in provincia di Terni.

Il sito paleo-archeologico della foresta fossile di Dunarobba, situato in Umbria, è uno dei siti più importanti al mondo. La foresta fossile contiene circa quaranta alberi mummificati in perfette condizioni, risalenti a oltre due milioni e mezzo di anni fa. I tronchi sono di una specie estinta, la Taxodioxylon gypseum, appartenente alla famiglia delle conifere.

La foresta fossile è stata scoperta sul finire degli anni ‘70 durante degli scavi di estrazione di argilla. Si stima che prima di morire gli alberi avevano un’età compresa tra i 2000-3000 anni e un’altezza di circa 30 metri.

I tronchi si sono mantenuti così bene perché hanno subito una “fossilizzazione per mummificazione”: l’argilla, circondando l’albero, lo ha protetto dall’attacco di funghi e batteri, che non hanno potuto decomporre il legno. 

Il sito è di enorme importanza scientifica, non solo per gli alberi “mummificati”, ma anche perché ha conservato molluschi, insetti e vertebrati, restituendoci un perfetto ecosistema del passato.

la foresta fossile di Dunarobba
La foresta fossile di Dunarobba

La foresta fossile della Stura di Lanzo

La Foresta Fossile della Stura di Lanzo si trova lungo l’alveo dell’omonimo torrente, tra i comuni di Nole Canavese e Ciriè. 

I reperti fossili sono rappresentati principalmente da ceppi di una conifera, Glyptostrobus, una pianta arborea con chioma a cono, parente dei cipressi calvi e delle sequoie, tipica vegetazione di ambiente palustre. 

I ceppi si sono conservati per un processo di mummificazione umida: dopo il loro seppellimento sotto i sedimenti limoso-argillosi, l’assenza di ossigeno ha impedito l’ossidazione chimica del legno e la sua decomposizione da parte di batteri, consentendone invece la quasi totale conservazione.

I depositi che inglobano i ceppi di Glyptostrobus sono inoltre ricchi di una grande quantità di resti vegetali (rami, radici, foglie, frutti e semi) di altre specie che oggi non fanno più parte della vegetazione spontanea dell’Europa.

Le caratteristiche di tale antica vegetazione e del suo ambiente di crescita suggeriscono che la foresta si sia sviluppata in un breve periodo compreso tra la fase temperato-calda del Pliocene medio (posteriore a 3,6 milioni di anni fa) e la successiva glaciazione, intorno a 2,6-2,3 milioni di anni. 

Fra le probabili cause della morte della foresta sono indicate sia il mutare delle condizioni ambientali sia episodici incendi boschivi, le cui tracce sono riconoscibili sui tronchi.

la foresta fossile di Stura di Lanzo
La Foresta fossile presso la Stura di Lanzo. Fotografia di Edoardo Martinetto, 2005. © Edoardo Martinetto.

Le foreste fossili: approfondimenti

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Antonio Nirta
Antonio Nirta
Geologo classe '86, laureato in Scienze e Tecnologie Geologiche all'Università di Pisa. Oltre a fare divulgazione geologica, svolgo la libera professione di geologo ed insegno Matematica e Scienze. Adoro la scienza, la tecnologia e la fotografia. Lettore appassionato dei romanzi fantasy e dei romanzi storici, ho un debole per la pizza e tifo Juve.

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