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Il terremoto di Messina del 1908

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Il terremoto di Messina del 1908, conosciuto anche come terremoto dello stretto, terremoto calabro-siculo e terremoto di Reggio e Messina, è stato il terremoto più forte mai registrato in Italia.

Dopo 115 anni questa scossa rimane uno degli eventi più tragici del nostro Paese, sia per il numero di vittime che per i danni provocati.

Questo terremoto ebbe un impatto formidabile sull’opinione pubblica, lasciando un marchio indelebile non solo nella realtà delle zone colpite, ma anche nella coscienza e nella memoria storica dell’Italia e dell’intera Europa.

Giovanni Pascoli commemorò nel gennaio 1909 all’Università di Bologna le vittime causate dal terremoto e dal maremoto usando queste parole:

Ormai in quel lido, non altra opera umana si compie che l’ultima; il seppellimento. Non si aggirano tra le rovine se non fossori. E i fossori sono militi, come dopo una battaglia. E fu invero una battaglia quale mai non si raccontò nella storia degli uomini. Una immensa torma di cavalli […] sembrò passare al galoppo, sottoterra, nella fragorosa carica di un minuto. Una bocca di fuoco sparò […] col rombo di cento cannoni in uno, nel cupo silenzio della notte. E il mare si alzò di cinquanta metri, e la terra si abbassò e poi balzò su. E un soffio vastissimo di luce rossa, come un’improvvisa aurora boreale, alitò dal lido opposto; e un astro o più astri si sgretolarono in cielo. Fu una battaglia davvero, ma di Titani, ridesti dal loro sonno millenario in fondo agli abissi, e ritrovatisi in cuore la terribile loro collera primordiale. Ora in quel campo di battaglia, battaglia durata un attimo, dopo quindici giorni si procede all’opera ultima e postuma.

Il terremoto

La terra cominciò a tremare alle 5:20 del 28 dicembre 1098. La durata della scossa percepita dalle persone fu sui 30-40 secondi. Secondo la maggioranza dei testimoni, la scossa sismica avvenne in 2/3 fasi distinte, di cui l’ultima molto più violenta.

La magnitudo del sisma è stata Mw=7.1, mentre sulla scala Richter ha toccato i 7.3 gradi.

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Sismogramma del terremoto di Messina del 28 Dicembre 1908, magnitudo 7.1, registrato all’Osservatorio di Rocca di Papa (Roma), dal sismometrografo Agamennone a doppia velocità. 

Un’onda di maremoto, circa 10 minuti dopo la scossa, ha travolto le coste delle Stretto. Lo tsunami ha aggravato enormemente la distruzione provocato dalla scossa sismica, provocando nuove vittime tra i sopravvissuti che, correndo verso le spiagge, cercavano una via di salvezza.

Le cause del terremoto dello stretto

Nonostante negli anni si siano susseguite incertezze riguardo alla faglia specifica che ha scatenato il terremoto, uno studio condotto nel 2021 ha individuato la probabile struttura responsabile del sisma di Messina.

Questa faglia ha una lunghezza di circa 34,5 km e attraversa lo stretto di Messina, dirigendosi successivamente verso nord-est nell’entroterra calabrese.

Dal punto di vista geologico, si tratta di una faglia di tipo transtensivo, cioè una faglia caratterizzata sia dall’allontanamento reciproco tra i due blocchi, sia dal loro scorrimento laterale.

In pratica il blocco sul quale si trova la costa siciliana si muove verso Nord-Ovest, mentre quello calabro verso Sud-Est.

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La faglia che ha innescato il sisma del 1908 secondo lo studio di Barreca et al., 2021

Il maremoto dello stretto di Messina

Avvenuta la scossa, dopo 5 minuti – secondo le testimonianze dell’epoca – un maremoto estremamente potente si abbatté su entrambe le coste dello Stretto.

L’altezza delle onde che si sono abbattute sulle coste siciliane sono state stimate tra i 6 e 9,5 metri, anche se in alcune città il valore registrato fu inferiore: a Catania si raggiunsero massimo i 5 metri, mentre a Messina i 3 metri.

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Rottami trascinati dal maremoto sulla spiaggia di Maregrosso, a sud del porto di Messina, dove lo tsunami raggiunse un’altezza di circa 6 metri.

Sulle coste calabresi le onde furono altrettanto violente, raggiungendo picchi compresi tra i 6 e gli 11 metri circa. L’altezza massima, pari a 13 metri, si registrò a sud di Pellaro (RC).

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Una barca trascinata dal maremoto all’interno della chiesa della Madonnella a Pellaro (RC), crollata a causa del terremoto. Poco a sud di Pellaro lo tsunami raggiunse l’altezza massima rilevata di circa 13 metri.

Lo tsunami ovviamente non fece altro che peggiorare una situazione già estremamente tragica e precaria, aggravando il bilancio delle vittime e dei danni subiti dalle infrastrutture.

Quanti danni ha provocato il terremoto di Messina del 1908?

I danni più gravi (equivalenti a effetti di XI e X grado della scala MCS) furono rilevati in un’area di circa 600 km2.

In 76 comuni della provincia di Reggio Calabria, e in 14 della provincia di Messina, furono distrutte dal 70 al 100% delle costruzioni.

Il tessuto urbano di Messina fu completamente distrutto da questo terremoto catastrofico: abitazioni, edifici pubblici civili ed ecclesiastici, infrastrutture.

Le costruzioni che resistettero furono incredibilmente poche: secondo i dati del Ministero dei Lavori Pubblici soltanto due case risultarono illese.

Tutte le altre crollarono totalmente o ne rimasero in piedi solo le pareti esterne, mentre collassarono tetti, solai, muri divisori e scale.

A Reggio Calabria, anche se in quantità inferiore rispetto a Messina, furono distrutti l’80% degli edifici. Anche in questo caso, il disastro fu causato non solo dalla scossa estremamente violenta, ma anche da fattori di debolezza strutturale dell’edilizia urbana.

Tutta la parte della città vicina al mare era costruita su terreni alluvionali poco consistenti. Inoltre, durante la fase di ricostruzione avvenuta dopo i terremoti del 1783, l’andamento altimetrico originario delle vie era stato corretto con estesi lavori di sterro e livellazione per i quali, in diverse zone dell’area urbana, gli edifici erano fondati su terreno di riporto.

Il patrimonio storico-monumentale fu quasi azzerato sia a Messina che a Reggio Calabria. Il terremoto distrusse chiese, monasteri e palazzi, cancellando quasi totalmente l’eredità storica urbana delle due città, già impoverita da precedenti terremoti.

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Le rovine della chiesa di San Francesco da Paola a Reggio Calabria

Quante vittime ha fatto il terremoto di Messina?

Quante vittime ha fatto il terremoto del 1908?

Fare una stima è stato molto difficile a causa del mancato recupero di molti cadaveri (rimasti sepolti sotto le macerie o scomparsi in mare a causa del maremoto) dei flussi migratori successivi al sisma e alla perdita dei registri di stato civile

Tuttavia, secondo la stima più accreditata, in tutta l’area colpita dal sisma ci furono circa 80.000 vittime.

Secondo le ricostruzioni, Il numero di vittime legate unicamente allo tsunami è di circa 2000.

Messina e Reggio Calabria ebbero il numero maggiore di vittime. Secondo delle stime di massima fatte dalla Prefettura, Messina ebbe 65.000 morti, circa il 42% della popolazione totale; invece secondo i dati raccolti dal Ministero dei Lavori Pubblici, a Messina i morti furono circa 50.000, cioè il 45% degli abitanti della città.

Il comune di Reggio Calabria stimò in 15.000 il numero dei morti in tutto il territorio comunale, pari al 34% della popolazione, mentre secondo il Ministero dei Lavori Pubblici le vittime furono complessivamente 12.000 (27%).

L’impatto del terremoto del 1908 sul territorio

Il paesaggio subì notevoli cambiamenti, soprattutto nella regione dello Stretto, dove l’agitazione fu più intensa.

Si registrò un abbassamento del suolo nella parte bassa di Messina, fenomeno analogo a quanto osservato a Reggio Calabria e a Villa San Giovanni. In molte località calabresi, si notarono significative variazioni nella linea di costa, accelerando l’immersione già in corso del litorale a causa del terremoto e del maremoto. A Pellaro, la costa retrocedette di circa 50 metri in alcuni punti, mentre a Gallico Marina la spiaggia perse 10 metri di larghezza.

Sia in Calabria che in Sicilia, il terremoto provocò frane e smottamenti, si formarono causando aperture nel suolo, principalmente nei terreni superficiali, e spostamenti parziali con scivolamenti lenti o rapidi.

Tuttavia, non furono identificati fenomeni chiaramente attribuibili a fagliazioni superficiali, come indicato nel dettagliato contributo di Caciagli nel 2008 su questi aspetti.

Successivamente al terremoto, molte località sperimentarono variazioni temporanee nella portata delle sorgenti, con effetti più significativi sulle acque sotterranee osservati nel territorio di Termini Imerese (PA), situato a una notevole distanza di circa 170 km dall’area più colpita.

Approfondimenti sul terremoto di Messina del 1908

Se vuoi approfondire l’argomento trattato in questo articolo, ti consiglio la lettura di questi testi.

Fonti sul terremoto dello stretto del 1908

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Antonio Nirta
Antonio Nirta
Geologo classe '86, laureato in Scienze e Tecnologie Geologiche all'Università di Pisa. Oltre a fare divulgazione geologica, svolgo la libera professione di geologo ed insegno Matematica e Scienze. Adoro la scienza, la tecnologia e la fotografia. Lettore appassionato dei romanzi fantasy e dei romanzi storici, ho un debole per la pizza e tifo Juve.

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