Vulcano Marsili, il gigante sommerso, ed i rischi ad esso collegato

Da un po’ di tempo in rete rimbalzano notizie un po’ confuse sul vulcano Marsili (il vulcano sommerso che si trova non lontano dalle coste di Calabria, Campania e Sicilia) ed i rischi ad esso collegato.

Purtroppo l’Italia, da un punto di vista geologico, è una delle nazioni più vulnerabili al mondo. Frane, alluvioni, terremoti e vulcani modellano il territorio del nostro paese da milioni di anni; intorno ai fenomeni geologici che affliggono il nostro paese viene creata confusione e panico, spesso a causa della scarsa conoscenza di questi ad opera degli organi di comunicazione.

In questo post cerchiamo (si spera!) di fare un pò di chiarezza: cosa sappiamo sul vulcano Marsili? Dove si trova? È attivo? Quando è avvenuta la sua ultima eruzione? Quali sono i rischi collegati ad esso?
Il vulcano Marsili fa parte delle isole Eolie, un arco vulcanico formato da sette isole vulcaniche maggiori – come ad esempio Stromboli e Vulcano, attivi negli ultimi 100 anni – e numerosi vulcani sottomarini che delineano un arco magmatico con direzione nord-ovest. Questo arco si è formato in seguito alla subduzione della Placca Africana sotto la Placca Euroasiatica.

Batimetria 3D del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili(da www.ingv.it).

Tra i vulcani sottomarini il Marsili, è stato classificato, grazie a dati batimetrici come il più grande vulcano sottomarino europeo (Marani & Trua, 2002), infatti l’intera struttura vulcanica si eleva fino a più di 3.000 m dal fondale del mar Tirreno.

Modello digitale del vulcano Marsili, la cui lunghezza è di circa 70 km e la larghezza di circa 30 km (da www.ingv.it)

Dalle analisi di una carota prelevata nel settore centrale del Marsili (Iezzi et al., 2014) è emersa la presenza di depositi di tefra (molto porosi e poco consolidati) insieme a colate laviche, entrambi con segni di alterazione idrotermale, fattori che aumentano l’instabilità dei fianchi dell’edificio vulcanico (Finn et al., 2001; Reid, 2004).
Questi depositi sono stati datati al 14C, assegnando un’età di 3.0 ka per i depositi di tefra superiore e 5.0 ka per quelli inferiori, suggerendo uno stile eruttivo di tipo esplosivo, con tempi di ritorno di 2.0 ka (Iezzi et al., 2014).
Le due eruzioni più recenti hanno età di circa 5000 e 3000 anni fa, sono stati eventi a basso indice di esplosività, e sono avvenute nel settore centrale dell’edificio a circa 850 m di profondità da coni di scorie con raggio minore di 400 metri. Se il vulcano Marsili eruttasse ad profondità di 500-1000 metri, l’unico segno in superficie sarebbe l’acqua che bolle legata al degassamento e galleggiamento di materiale vulcanico (pomici) che rimarrebbe in sospensione.
Una cosa che ancora non conosciamo sono i tempi di ritorno delle eruzioni del Marsili: queste stime sono basate su calcoli statistici riguardanti un gran numero di datazioni; su questo vulcano ne abbiamo solo 4 (è come se noi del Vesuvio conoscessimo solo le eruzioni del 1631 e del 1944 e dicessimo che i tempi di ritorno sono di 300 anni, mentre, in realtà, l’attività del Vesuvio tra queste due date è stata pressoché continua).
La struttura e morfologia del Marsili, la presenza di depositi poco consolidati sulle sue pendici, la presenza di attività sismica (D’Alessandro et al., 2012) ed eruttiva sono tutti fattori che inducono a tsunami. Uno studio di Caratori Tontini et al. (2010), a partire dall’analisi di dati multibeam, ha rilevato degli antichi collassi laterali lungo le pendici del vulcano, che in caso di nuovi eventi, metterebbero in moto circa 100 km3 di materiale roccioso alterato. Queste evidenze geologiche e vulcanologiche rendono necessari studi sul vulcano Marsili al fine di prevenire situazioni di rischio per le popolazioni della costa tirrenica del sud Italia.

Ma un eventuale tsunami quanto tempo impiegherebbe a raggiungere le coste delle regioni del basso Tirreno?
Va specificato che le eruzioni vulcaniche sottomarine, pur avvenendo a chilometri di distanza da aree abitate, possono causare perdite umane e danni poiché, a parte il rischio vulcanico primario, possono generare rischi vulcanici secondari tra i quali ci sono le onde di tsunami (Smith, 2013).
Secondo uno studio di Mari & Gravina (2015) uno tsunami generato in corrispondenza del Marsili colpirebbe le coste tirreniche della Calabria in 20-25 minuti, che diventano 25-30 minuti per l’area del Golfo di Sant’Eufemia. Le coste della Sicilia dovrebbero essere raggiunte dal treno d’onda in circa 15-20 minuti, anche se l’azione dello tsunami potrebbe essere in parte smorzata dalle Isole Eolie che si comportano come una barriera. Le coste della Basilicata presentano travel time simili alle coste Calabre, mentre le coste Campane dovrebbe essere raggiunte dal treno d’onda con circa 10 minuti di ritardo.

Come sul rischio idrogeologico e sismico, l’Italia deve recuperare terreno sulla prevenzione del rischio tsunami dato che ad oggi le zone costiere italiane sono sprovviste di adeguati sistemi di allertamento che riguardano questo rischio (Federici, 2006).

Ed ecco anche un interessante video che parla Marsili:

Ringraziamenti

Si ringrazia il dott. Nicola Mari, dottorando presso l’Università di Glasgow ed esperto del vulcano Marsili, per il prezioso aiuto fornitomi per la stesura di questo articolo.

Approfondimenti

Per approfondire l’argomento trattato in questo post si consigliano i seguenti testi:

Mari, N. e Gravina T. (2015) – Una metodologia GIS per studiare l’impatto di un possibile tsunami lungo la costa tirrenica della Calabria. GIS Day Calabria 2015, Parte III – GIS e DSS per la previsione e la mitigazione dei rischi, pp. 225-232.

Ciao, mi chiamo Antonio Nirta e sono un geologo. Mi sono laureato all’Università di Pisa e dal 2017 svolgo la libera professione.

Attraverso i post presenti in questo blog cercherò di trasmettere la mia passione per le Scienze Geologiche e di fornire informazioni che riguardano il bellissimo settore della Geologia.

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